SULLE CARICHE AGLI STUDENTI FIORENTINI: NO ALLA DISSOCIAZIONE! ESTENDERE E RAFFORZARE LA SOLIDARIETÀ POLITICA E DI CLASSE!
La riforma dell'istruzione del governo Renzi conferma e aggrava la tendenza a fare della scuola pubblica un campo di investimento privato e quindi di valorizzazione del capitale. Tale tendenza è stata accelerata nel 2008 (Governo Berlusconi e riforma Gelmini) proprio quando è iniziata la fase acuta e terminale della crisi e la classe dominante ha avviato su scala più ampia e con maggiore arroganza lo smantellamento dei diritti e delle conquiste.
Misure come l'alternanza scuola-lavoro confermano che per i padroni non ci devono più essere vincoli né formali né sostanziali a intralciare i loro profitti. A fronte di questo attacco cresce la mobilitazione spontanea delle masse popolari e la risposta puntuale dei governi, delle questure, dei giudici non si fa attendere: chi si ribella subisce arresti, denunce, condanne. La repressione dei partecipanti alle manifestazioni spesso si associa alle campagne mediatiche di demonizzazione e intossicazione. E' quello che abbiamo visto sulle pagine dei quotidiani locali in questi giorni dopo la manifestazione di venerdì 7 ottobre che ha visto scendere in piazza un migliaio di studenti a Firenze per dire NO non solo alla legge 107 ma a un intero governo, espressione degli interessi dei circuiti della finanza internazionale, dei gruppi imperialisti, di Confindustria e del Vaticano, per dire NO a un intero sistema di relazioni sociali ed economiche che, nell'ambito della fase acuta e terminale della crisi del sistema capitalista, mostra il suo fallimento e la necessità di essere superato.
Il nostro Partito solidarizza “senza se e senza ma” con gli studenti che sono stati duramente repressi in piazza e non cadiamo nella trappola “studenti buoni-studenti cattivi”, un tranello che non fa altro che portare acqua al mulino del nemico: è fumo negli occhi, funzionale alla guerra tra poveri, alla mobilitazione reazionaria (masse popolari contro masse popolari).
Non cediamo alla “propaganda di guerra” messa in campo da lacchè e tirapiedi del governo! ogni azione di ribellione al corso delle cose, all'assoggettamento ai padroni, va sostenuta in qualsiasi modo essa si esprima.
I veri nemici sono gli esponenti della classe dominante che sfrutta, che costringe le masse popolari a una vita indegna, che le conduce alla disperazione. I padroni fanno la guerra contro le masse popolari, l’esito di questa guerra sono decine di migliaia di morti, feriti, invalidi permanenti, l’avvelenamento e la distruzione progressiva del paese.
E' di pochi giorni fa la notizia di una tragedia sfiorata: un professore precario ha tentato il suicidio dopo aver saputo del trasferimento che lo avrebbe portato a insegnare fuori dalla propria regione, lontano dalla sua famiglia, sottoposto all'ennesima “prova di nervi”. Non è una “fatalità né un caso isolato” è un esempio dell'inasprimento della guerra di sterminio non dichiarata a danno delle masse popolari: una guerra che genera morti come il caso del compagno Abd El Salam Ahmed El Danf stritolato dalle ruote di un TIR mentre difendeva il diritto a un lavoro dignitoso per i suoi compagni.
Non possiamo avere alcuna fiducia nella possibilità di cambiare l'attuale corso delle cose “strappando diritti” che lo facciamo secondo le regole della democrazia borghese (con leggi popolari, referendum, presentando carte dei diritti e petizioni...) o mettendo in campo azioni di protesta sempre più forti.
Noi sosteniamo le lotte rivendicative che le masse popolari mettono in campo, sosteniamo anche le “azioni militanti” perché riteniamo che è legittimo tutto quello che mette al centro gli interessi delle masse popolari, anche se è illegale.
La ribellione, la rabbia che legittimamente viene portata in piazza, e che al di là dell'opinione dei benpensanti non può che crescere a fronte del peggioramento delle condizioni di vita, assume un ruolo tanto più positivo quanto più alimenta l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari, tanto più tale ribellione è espressione di un movimento popolare e lo rafforza e contribuisce ad adottare misure d’emergenza per far fronte alla crisi.
Sostenere e sviluppare la solidarietà verso chi promuove iniziative di rottura della legalità borghese è un dovere per quanti oggi aspirano a un cambiamento reale della società. La lotta contro la repressione si inserisce nella battaglia più ampia per contrastare la deriva reazionaria del governo Renzi che si serve di ogni mezzo, compreso apparati di polizia e magistratura per raggiungere i propri scopi. La riforma costituzionale, Renzi-Boschi, è un tassello di questa deriva reazionaria. “Riformare la Costituzione” è interesse della classe dominante, lo disse chiaramente nel 2012 la JP Morgan, lo ricordano oggi in campagna referendaria l’ambasciatore USA, la Merkel, Marchionne, e tutti i leccapiedi della borghesia imperialista. Limitarsi a votare NO per difendere la Costituzione non è neppure quello negli interessi della classe operaia e delle masse popolari, la Costituzione va applicata nelle sue parti più progressiste.
Il fermento, la mobilitazione di tanti lavoratori, studenti, operai,attorno a questa campagna va reso ambito di crescita della mobilitazione e dell'organizzazione popolare. La lotta per i diritti sanciti dalla Costituzione, che si vinca o si perda il referendum, rimane! Ebbene, usiamo anche questa campagna per rafforzare la rete di organizzazioni operaie, nelle aziende capitaliste, popolari, nelle aziende pubbliche e nei quartieri, nelle scuole e nelle università, che inizino a fare fronte alle loro esigenze (inutile rivendicare alle autorità!) e così a costruire il loro potere, il loro governo sui territori, fino a imporre un governo su scala nazionale.
Un Governo di Emergenza Popolare che faccia fronte agli effetti della crisi e che sia, al contempo, ambito di rafforzamento e crescita del movimento comunista cosciente e organizzato.
Federazione Toscana del Partito dei CARC
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